România sunt EU !

Mondo

La Romania sono io

di Tommaso Cerno

(18 June 2010)

Demagogo. Populista. Ex marinaio dalla promessa facile. O ancora: il piccolo Berlusconi dei Balcani. Da queste parti gli epiteti affibbiati al presidente della Romania, Traian Basescu, il politico più ‘amato e odiato’ dopo il dittatore comunista Nicolae Ceausescu, ormai sono diventati celebri. Come le barzellette sul suo conto che circolano fra bettole, scuole e mercatini. Ma soprattutto come i bilanci in rosso del suo secondo mandato, quello che aveva promesso una crescita da Europa dei Grandi e sta invece ricacciando il Paese fra i paria. Con il rischio di un tracollo a poco più di tre anni dal celebrato ingresso nell’Unione europea. Eppure lui non sembra farci caso. Aveva cercato di minimizzare gli effetti della crisi economica dicendo che, per dare l’esempio, avrebbe girato per Bucarest su una vecchia Dacia e mangiato solo pomodori, ma è poi stato costretto a varare la Finanziaria più draconiana dell’era post-comunista. E se milioni di romeni erano fuggiti dalla propria terra, era solo una beffa della storia. Lo sa bene lui che si chiama Traiano come l’imperatore che nel secondo secolo conquistò la Dacia. Oggi che è riuscito a portare quel nome al Quirinale balcanico, Palatul Cotroceni, ci scherza addirittura: ‘I romeni vengono in Italia? Stiamo ricambiando il favore a chi ci colonizzò’, dichiarò nel pieno della polemica sul caso Reggiani e le impronte digitali per i rom. Salvo poi affibbiare la paternità della battuta che rischiava di provocare il gelo con Roma, niente meno che al suo premier prediletto. E modello indiscusso. Proprio lui: Silvio Berlusconi.
Sarà pure un caso che il Partito democratico liberale del leader balcanico si abbrevi proprio Pdl, come il popolo del Cavaliere. Eppure dal sovrano di Arcore, quello strano vicerè di Transilvania sembra avere mutuato vizi e vezzi. Primo fra tutti la mania di spedire alla guida dei ministeri pupille ed ex modelle, come la sua prediletta, la bionda Elena Udrea, moglie del potente imprenditore Dorin Cocos e oggi a capo del dicastero del Turismo sulle orme della collega italiana, stavolta rossa, Michela Brambilla. La conobbe quando lavorava da avvocato e la trasformò in uno dei consiglieri più vicini al presidentissimo. Finita più volte al centro di scandali su appalti e fondi europei (nel 2004 si dimise da consulente per avere favorito alcuni amici del marito), la ministra è più famosa per le gaffe che per i suoi decreti e le sue riforme. Una sera spiegò in diretta tv – lei che si occupa di promozione internazionale – che la Norvegia era una repubblica, scatenando l’indignazione della monarchia di re Harald V. L’altra ex modella arrivata in alto grazie alle spintarelle presidenziali è niente meno che la bella secondogenita Elena Basescu, 29 anni e una laurea in relazioni internazionali. Porta anche lei il nome della moglie di Ceausescu, ma nei locali vip di Bucarest è meglio conosciuta come ‘Barbie’ o ‘Paris Hilton’. Soprattutto per la voglia di tirar mattina e la poca dimestichezza con la grammatica romena. Abitudini ereditate da papà Traian, nottambulo impenitente e presenza fissa nei ristoranti del centro come il Golden Blitz. Lui che non ama la scorta e guida la Dacia da solo, s’è spinto fino là per festeggiare vittorie politiche e calcistiche, come quando Walter Zenga portò lo Steaua Bucarest agli ottavi di Coppa Uefa. Ora il suo locale preferito ha chiuso i battenti, così lui s’è trasferito alla Casa Doina, a due passi, per non perdere le buone abitudini a 58 anni.
Elena non è da meno e ai nomignoli preferisce l’acronimo ‘Eba’ (Elena Basescu), che porta stampato anche sulla targa personalizzata della sua Range Rover. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che la sua candidatura alle Europee 2009 abbia scatenato la bufera nel Paese. Al punto che Alina Mungiu Pippidi, presidente della società Accademica, s’è ritirata accusando Basescu di nepotismo e la politica di essersi svenduta alle veline. Così Traian ‘cel Mare’, che vuol dire il Grande, ha ideato la seconda furbata, negando sì alla figlia il simbolo del suo Pdl, ma schierandola come indipendente forte di 200 mila firme, raccolte dalla struttura dei fedelissimi, dal premier Emil Boc al potente ministro dell’economia Adriean Videanu.

In perfetto stile italico vengono scanditi anche i ripetuti diktat che Basescu rivolge al Parlamento, spesso al di fuori dei suoi poteri costituzionali. Veti, proteste pubbliche, accuse che da Cotroceni si scagliano sulla ex Casa Poporului che sorge sulle rovine del vecchio centro storico devastato dal regime: un interventismo che ai predecessori Iliescu e Constantinescu sarebbe costato la poltrona in poche settimane, ma che i romeni si sono abituati a concedere al leader del Pdl. Uno che spesso dimentica di citare l’Unione europea nei suoi discorsi, ma che non lesina mai sul mito indiscusso degli Stati Uniti. A dicembre ha raccontato in campagna elettorale di un patto con la Casa Bianca per lo scudo spaziale. Astronavi, esercito da terzo millennio, fabbriche a pieno ritmo e soldi a palate. Dimenticandosi guarda caso di citare i 20 miliardi del Fondo monetario internazionale necessari per scongiurare, piuttosto, il fallimento dello Stato.
In quanto a look, Basescu ha copiato a Berlusconi – pur riveduto e corretto – perfino il cambio di pettinatura fra primo e secondo mandato. Passando, su consiglio della first lady Maria, dal vistoso riporto alla testa rasata proprio nei mesi in cui il premier italiano nascondeva sotto la bandana sfoggiata a Capri la chioma nuova di zecca. Per non parlare delle invettive contro i comunisti, che ricordano tanto il ritornello del Cavaliere. Commissioni di ricerca, apertura di dossier, critiche ai socialdemocratici. Eppure Basescu è stato a sua volta accusato di un passato nebuloso: avrebbe collaborato prima del 1989 con la Securitate, la famigerata polizia segreta di Ceausescu. Abitudine che non si perde, visto che la Romania si classifica, secondo il quotidiano ‘Adevarul’, al primo posto in Europa in quanto a strutture di intelligence: sette dipartimenti di spionaggio e un rapporto fra agenti segreti e cittadini di sei volte superiore all’Fbi. Come neanche ai tempi della dittatura comunista era mai accaduto. Non manca nemmeno un caso Scajola nella sua biografia. Un appartamento acquistato dallo Stato a un prezzo di favore, che scatenò la polemica come quello di via del Fagutale con vista sul Colosseo. Basescu, però, non s’è lasciato fregare e dopo due settimane di scontri su giornali e tv ha restituito tutto al popolo. Ben consapevole che la legge romena – ora che sedeva a Cotroceni – gli avrebbe garantito una dimora di Stato anche dopo la fine del mandato.
Il ‘Silviu’ dei Carpazi tiene il passo anche in quanto a gaffe. Una volta diede dello ‘sporco zingaro’ a un giornalista che tentava di intervistarlo al supermercato. Gli strappò di mano il cellulare e se lo portò in macchina. Peccato che fosse in funzione e che i suoi insulti al popolo rom in pochi minuti stessero facendo il giro della Romania, mentre lui, ignaro, se ne tornava a casa con la moglie. O la volta in cui ne cacciò un altro dandogli del ‘frocio’ per poi ritrovarsi ad autorizzare il Gay Pride di Bucarest che nemmeno il sindaco voleva. Un’indole non certo nuova per Basescu, che conquistò la fama europea nel 2001, quand’era lui il primo cittadino della capitale. Ordinò lo sterminio di migliaia di cani randagi, rimasti senza casa e senza padrone dopo la devastazione della città da parte del regime comunista e, poi, la restituzione delle abitazioni confiscate fino all’89. Animalisti e leghe contro i maltrattamenti si mobilitarono in massa, ma Traian da quell’orecchio non ci sentiva proprio. Da Parigi, a bordo di un jet privato, si precipitò in Romania addirittura Brigitte Bardot denunciando la ‘tirannia’ del presidente. Ma lui rispose serafico, fissando lo schermo con gli occhi leggermente strabici che mostra sempre nei suoi manifesti (uno sguardo all’Ovest, l’altro all’Est), che se le piacevano tanto poteva caricarseli sull’aereo e portarseli in Francia.

È così che l’ex marinaio di Basarabi, figlio del mar Nero e dell’aria quasi turca del sud-est, ha vinto per la seconda volta le presidenziali pur con uno scarto minimo dallo sfidante, l’ex ministro degli Esteri Mircea Geoana, il favorito dei sondaggi. Solo 75 mila voti che provengono, guarda caso, dalla diaspora romena. Già. Dalle migliaia di esuli che da Spagna, Francia, Germania e pure dall’Italia votarono per il loro Traiano, ribaltando a tarda notte l’exit poll che sembrava riconsegnare la Romania ai socialdemocratici. A nulla è servito ricordare che Basescu partì da centro-sinistra per approdare a destra. Né rivangare l’impeachment del 2007, quando da presidente in carica fu messo sotto accusa dal Parlamento per ingerenze sul sistema della giustizia. Un colpo che sembrava mortale per il politico più popolare dell’Est Europa, ma che si rivelò invece un boomerang per i suoi accusatori. Basescu mobilitò popolo e intellettuali, raccolse oltre cento firme solo fra filosofi come Andrei Plesu e Gabriel Liiceanu, o scrittori del calibro di Mircea Cartarescu e Horia Roman Patapievici. E vinse la battaglia che sembrava impossibile con il 74 per cento dei voti. Un plebiscito, giurano stavolta i politologi romeni, che non sarebbe in grado di replicare. Indebolito com’è dalla crisi economica, dai tagli che stanno per mettere in ginocchio milioni di dipendenti pubblici, stordito da una finanziaria lontana anni luce dalla promessa di sviluppo e ricchezza che aveva fatto in campagna elettorale. E soprattutto intimorito dall’offensiva che i magnati nemici potrebbero sferrare all’improvviso contro un governo che fra crisi annunciate e vere traballa ogni giorno. ‘Moguli’, si chiamano in Romania, come gli editori Sorin Ovidiu Vantu e Dan Voiculescu. O come l’ex amico petroliere Dinu Patriciu, oggi ferreo oppositore del piccolo dittatore dei Balcani.

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